Curva di Keeling: l’aumento di anidride carbonica (CO2) in atmosfera

La storia della Curva di Keeling, una pietra miliare delle scienze ambientali

“Le misure di Keeling sull’aumento della CO2 nell’atmosfera del pianeta hanno costruito le basi profonde per la consapevolezza che oggi esiste del cambiamento climatico. Rappresentano il singolo più importante risultato scientifico raggiunto nel campo delle scienze ambientali nel ventesimo secolo.”

Charles Kennel – professore emerito di climatologia

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L'andamento della concentrazione dell'anidride carbonica (CO2) in atmosfera. I dati, aggiornati a giugno 2022, sono raccolti dal 1958 dall'osservatorio di Mauna Loa (isole Hawaii). Fonte: NOAA.

Introduzione alla Curva di Keeling

Almeno una volta avrete posato gli occhi su questo grafico. Quella curva protesa verso l’alto è l’emblema della nostra epoca. L’agognata crescita economica? La popolazione mondiale in aumento? Non proprio, ma in qualche modo il significato di questo andamento è strettamente legato a ciò.

Il grafico, chiamato Curva di Keeling, mostra l’aumento della concentrazione di anidride carbonica (CO2) nell’atmosfera del nostro pianeta. È il simbolo tangibile e inequivocabile dell’impatto che le attività umane hanno sulla Terra. Si può ben dire che la Curva di Keeling è uno dei prodotti scientifici più importanti e simbolici della nostra epoca.

Questo articolo è dedicato alla storia del grafico, al suo significato e allo stretto rapporto che unisce l’andamento della concentrazione atmosferica di anidride carbonica al clima del nostro pianeta.

Monitorare la CO2 in atmosfera: l’idea di Charles David Keeling

Gli inizi

Alla fine degli anni ’50 Charles David Keeling, fresco di laurea, aveva appena iniziato a interessarsi alla geochimica, la branca della chimica che studia le componenti della Terra utilizzando i concetti e gli strumenti propri della chimica. A quell’epoca la concentrazione di anidride carbonica (o biossido di carbonio o più semplicemente ancora CO2, la sua formula stechiometrica) in atmosfera non era nota con precisione. Le misure riportate oscillavano tra 250 e 500 parti per milione.

Si pensava che l’incertezza fosse dovuta alla scarsa accuratezza degli strumenti che ancora non riuscivano a misurare in modo efficace un gas la cui concentrazione in atmosfera è inferiore allo 0.1 % del volume totale. Cento parti per milione (ppm) corrispondono infatti a una concentrazione percentuale di 0.01 %.

L'osservatorio di Mauna Loa alle isole Hawaii. Dal 1958 registra giornalmente la concentrazione di anidride carbonica in atmosfera. Fotografia di Alan L.

Vista la poca e approssimativa conoscenza dell’anidride carbonica in atmosfera, Keeling decise di costruirsi da sé gli strumenti necessari per farlo e iniziò una puntigliosa campagna di misure nella regione costiera della California.

I risultati non tardarono ad arrivare. Keeling scoprì che la concentrazione di CO2 in atmosfera non è costante ma segue delle oscillazioni giornaliere. La concentrazione misurata nella bassa atmosfera è bassa e stabile durante il giorno e aumenta di notte.

Spiegare questo fenomeno non fu difficile. Di giorno le piante consumano l’anidride carbonica per compiere la fotosintesi clorofilliana. Di notte la producono con la respirazione. Inoltre, di giorno i moti convettivi innescati dal riscaldamento solare creano turbolenze che rimescolano l’atmosfera, facendole assumere un valore uniforme. Di notte l’atmosfera stratificata rende la concentrazione più instabile e soggetta a fluttuazioni.

David Keeling nel suo laboratorio all'istituto Scripps di Oceanografia. Crediti: Università della California.

Con questi primi studi Keeling aveva spiegato perché la concentrazione di CO2 non è costante, ma cambia seguendo cicli diurni marcati. Il primo passo di un’avventura scientifica che sarebbe durata oltre quarant’anni.

L’osservatorio di Mauna Loa di Keeling: nasce la Curva di Keeling

Gli studi di David Keeling attirarono l’attenzione di molti istituti ricerca. Diversi laboratori offrirono una posizione a Keeling per continuare le misurazioni dell’anidride carbonica in atmosfera. Si intuiva che quel campo di indagine sarebbe stato fondamentale per comprendere l’impatto delle attività umane sul sistema climatico.

Il logo dell'Anno Geofisico Internazionale.

Keeling si trasferì all’istituto Scripps di Oceanografia, vicino a San Diego in California, uno dei più prestigiosi istituti di ricerca sulle Scienze della Terra. Proprio in quell’anno, il 1957, venne proclamato l’Anno Geofisico Internazionale. L’obiettivo era quello di coordinare delle campagne scientifiche internazionali volte alla comprensione di fenomeni poco conosciuti. Fu la stessa iniziativa che aveva portato alla scoperta delle Motagne Gamburtsev sepolte dai ghiacciai Antartici.

La comprensione del comportamento dell’anidride carbonica in atmosfera era uno di questi fenomeni. Venne quindi proposto a Keegan di realizzare un avamposto di misurazione della CO2 alle Hawaii, sulle pendici del gigantesco vulcano Mauna Loa.

La scelta del grande vulcano fu tutt’altro che casuale, fu anzi il frutto di attente considerazioni. Keeling aveva mostrato che nella bassa atmosfera la concentrazione di CO2 è estremamente variabile. Piante, turbolenze atmosferiche, emissioni da parte dei motori termici. Questi fattori rendono difficile misurare valori stabili di CO2 in bassa atmosfera. Le caratteristiche del Mauna Loa risolvevano in buona parte questi problemi.

Le piante non crescono nella parte alta del vulcano, inoltre la posizione remota al centro del Pacifico rende le Hawaii un luogo poco influenzato dalle attività umane. Ultimo fattore, le correnti atmosferiche prevalenti che circolano intorno al vulcano spirano dall’alta quota verso il mare. Ciò limita ulteriormente l’effetto di disturbo portato dalle lussureggianti foreste che prosperano nella regione costiera del Mauna Loa.

Fu identificata un’unica potenziale interferenza: le emissioni prodotte dal vulcano stesso. Il Mauna Loa è un vulcano attivo che rilascia abbondanti emissioni gassose in atmosfera. Tra queste c’è anche la CO2 e la cosa preoccupò non poco Keeling e i suoi collaboratori. Ben presto gli scienziati si resero però conto che i picchi di concentrazione dovuti all’anidride carbonica vulcanica erano talmente evidenti da essere facilmente riconoscibili e facili da scartare.

Grazie a questi indubbi vantaggi, fu deciso di installare sul Mauna Loa un osservatorio permanente per la misura dell’anidride carbonica in atmosfera. Gli strumenti furono sistemati a 3400 metri, circa 800 metri sotto alla cima del vulcano.

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L'andamento della concentrazione di CO2 in atmosfera misurata all'Osservatorio di Mauna Loa durante un evento di origine vulcanica (evidenziato in rosso), da Pales & Keeling (1965).

Le misure iniziarono nella primavera del 1958. Il giovane scienziato si impegnò affinché fin da subito la precisione dei suoi strumenti si aggirasse intorno al decimo di parte per milione. Molti suoi colleghi sorrisero, pensando che tale precisione sarebbe stata inutile vista la variabilità della concentrazione di CO2 in atmosfera. Si sarebbero presto ricreduti. 

Da allora, e sono trascorsi 64 anni, gli strumenti non hanno mai smesso di funzionare, dando vita alla più completa e longeva serie di misurazioni di anidride carbonica in atmosfera. Probabilmente David Keeling non realizzò che il suo esperimento sarebbe stato uno dei più importanti successi scientifici di tutti i tempi.

L'Osservatorio dell'Anidride Carbonica in atmosfera installato sulle pendici del Mauna Loa. Fotografia di Ivtorov.

Come varia l’anidride carbonica in atmosfera?

Le oscillazioni annuali: il respiro della Terra

Keeling - anidride carbonica - mauna loa - CO2 - atmosfera - 1958
I dati ottenuti da Keeling all'Osservatorio del Mauna Loa durante i primi due anni dell'esperimento. Nel 1958 le misure sono ancora discontinue. Da Pales & Keeling (1963).
Nel 1958 Keeling non riuscì a ottenere un record di misurazioni continuo. A causa di alcuni guasti i dati presentavano delle interruzioni. I valori sono mostrati qui a fianco. Keeling rimase sorpreso perché i pochi valori misurati in primavera erano più alti di quelli osservati in estate. Inoltre, sembrava che la concentrazione di anidride carbonica salisse durante l’autunno.
 
 

Gli strumenti sembravano funzionare correttamente ma era difficile capire cosa stesse succedendo. Per vederci chiaro Keeling dovette aspettare il 1959, quando riuscì ad acquisire una serie annuale completa. I nuovi dati, riportati qui sopra, mostrano che i trend intravisti nel 1958 erano confermati. Keeling stava osservando le oscillazioni stagionali della concentrazione di anidride carbonica in atmosfera.

Essa raggiunge un massimo in primavera e tocca il minimo in autunno. Perché? Come spiegò lo stesso Keeling: «eravamo per la prima volta testimoni del sequestro di anidride carbonica dall’atmosfera da parte della crescita estiva delle piante e del suo successivo ritorno durante l’inverno».

L’oscillazione può essere poeticamente definita il respiro della Terra ed è dovuta alla asimmetria delle foreste terrestri, più sviluppate nell’emisfero boreale che in quello australe.  La concentrazione di CO2 raggiunge il massimo in primavera, prima che le piante entrino nella fase vegetativa. La crescita estiva delle foglie consuma la CO2 che aumenta nuovamente in autunno quando le piante perdono le foglie. L’entità dell’oscillazione è contenuta, 5 parti per milione, a fronte di una concentrazione totale che negli anni ’60 era di circa 315 ppm (1.5 %).

Ancora oggi, a 60 anni dall’inizio delle misurazioni, le oscillazioni annuali della CO2 sono ben riconoscibili. Le si può apprezzare nel grafico a fianco, aggiornato con gli ultimi dati provenienti dall’osservatoria di Mauna Loa.

Oltre alle oscillazioni, evidenziate dalla curva rossa, risulta però evidente un secondo pattern. Parlo ovviamente della salita continua dei valori (curva nera) ben evidenziata dalla Curva di Keeling.

C’è una differenza sostanziale tra i due trend. Le oscillazioni stagionali sono un fenomeno naturale. La salita che di anno in anno spinge i livelli di anidride carbonica verso l’alto è invece un processo di origine antropica. Esso non ha nulla a che fare con la variabilità climatica e ambientale della Terra.

L'andamento della concentrazione di CO2 negli ultimi anni. Al netto dell costante aumento (curva nera), sono ben visibili le oscillazioni annuali già identificate da Keeling negli anni '50. Fonte: NOAA.

Il trend di lungo periodo: il fattore antropico

La serie completa e aggiornata dei dati di concentrazione atmosferica di anidride carbonica iniziata da Keeling. Fonte: NOAA.

Pochi anni dopo aver iniziato le misure, Keeling si accorse di un fenomeno importante. Anno dopo anno la concentrazione di CO2 in atmosfera aumentava. Non solo, man mano che gli anni passavano la salita accelerava. Se negli anni ’60 l’incremento annuale era di 0.7 ppm, attualmente la crescita è di oltre 2 ppm per anno.

David Keeling dedicò decenni per studiare l’andamento della CO2 ricostruito grazie ai suoi dati. Interpretò l’aumento alla luce del massiccio utilizzo di combustibili fossili da parte della civiltà umana. Carbone, gas, petrolio, bruciati per alimentare industrie, città, veicoli. Il sistema economico globale si regge sullo sfruttamento di tali risorse, la cui combustione produce anidride carbonica. Usiamo gli idrocarburi perché sono un formidabile concentrato di energia, facile da estrarre e da utilizzare.

In viola la curva di Keeling (CO2 in atmosfera), in blu la concentrazione di CO2 negli oceani e in azzurro il loro pH. Fonte: Smithsonian Institution.

Il problema è che lo sfruttamento umano è stato così rapido e massiccio da consumare in pochi decenni i combustibili fossili che la geologia ha impiegato centinaia di milioni di anni ad accumulare. 

Keeling stimò che per giustificare l’aumento di CO2, bisogna considerare che metà dell’anidride carbonica prodotta dalla combustione dei fossili finisce in atmosfera. L’altra metà è invece assorbita dagli oceani.

Se tutta la CO2 fosse finita in atmosfera, la sua concentrazione non sarebbe di 420 ppm ma di almeno 500 ppm. Il fatto che gli oceani abbiano incamerato enormi quantità di anidride carbonica ha però determinato la loro acidificazione con gravi conseguenze sugli ecosistemi marini. L’anidride carbonica in acqua si trasforma infatti in acido carbonico. 

Salita della CO2 in atmosfera, perché è un problema?

Non era possibile concludere questo articolo senza spendere qualche parola sul legame che lega la CO2 al clima del pianeta.

È proprio questo il nodo centrale. Il fatto che la concentrazione di anidride carbonica stia aumentando non è soltanto un curioso fenomeno da studiare. Le conseguenze di questo fenomeno le viviamo sulla nostra pelle giorno dopo giorno, dando loro il nome di Cambiamento Climatico. Dall’epoca pre-industriale la temperatura planetaria è aumenta di 1.5 °C. Il motivo è il rilascio di CO2 in atmosfera, uno dei più importanti gas a effetto serra. La curva di Keeling è il racconto in diretta del Cambiamento Climatico.

La CO2 assorbe con efficacia la radiazione infrarossa. Un’atmosfera ricca di anidride carbonica è più opaca nella regione infrarossa dello spettro elettromagnetico. Ciò ostacola il trasferimento di energia dalla Terra allo spazio esterno. Questo semplice meccanismo è il nocciolo del Cambiamento Climatico di origine antropogenica che stiamo attraversando.

Qualcuno dirà “Il clima è sempre cambiato e sempre cambierà, non c’è nulla di strano“. Questa affermazione è corretta. Il clima è un sistema dinamico in continua evoluzione. Ciò che accade oggi è però fuori scala rispetto alla variabilità climatica naturale. Come facciamo a saperlo? È stata la curva di Keeling a dircelo!

Nel grafico qui sotto (lo prometto, è l’ultimo) la Curva di Keeling è accoppiata ai dati forniti delle carote di ghiaccio. La combinazione ha permesso di ricostruire l’andamento nelle ultime centinaia di migliaia di anni. Ci sono vistose oscillazioni. Periodi con elevate concentrazioni di CO2 corrispondono ai periodi caldi interglaciali (come quello attuale). I momenti con valori più bassi sono invece i glaciali (come quello terminato 20.000 anni fa). Tra i due estremi climatici la CO2 oscilla tra 200 e 300 ppm. Oggi siamo a oltre 420 parti per milione. Ecco svelato l’arcano. Il clima cambia, è suo mestiere farlo, ma non è mai cambiato come accade ora.

L’utilizzo degli idrocarburi ha portato i livelli di CO2 in atmosfera a valori che non venivano raggiunti da milioni di anni. Il celebre riscaldamento globale (che preferisco definire cambiamento climatico, come spiegato qui) è la risposta del clima a tale perturbazione. Se oggi questi fatti sono certezze scientifiche condivise da migliaia di scienziati di tutto il pianeta, lo dobbiamo a David Keeling e alla sua curva. Una salita verso un clima che non conosciamo.

La concentrazione di anidride carbonica in atmosfera nelle ultime centinaia di migliaia di anni. I dati in blu provengono dalle carote di ghiaccio, quelli rossi vengono invece dalla curva di Keleing. Fonte: Skeptical Science.

Fonti e approfondimenti

26 thoughts on “Curva di Keeling: l’aumento di anidride carbonica (CO2) in atmosfera

  1. Però qualcuno dovrebbe spiegare,che le atmosfere del globo Boreale e Australe(che come dovrebbe essere noto, hanno due direzioni opposte),si mescolano poco(si mescolano solo nel punto di frizione all’equatore),per cui qualcuno dovrebbe spiegare come mai la presenza percentuale della CO2 nell’aria Boreale e Australe,è sostanzialmente identica,LADDOVE quasi TUTTE le industrie sono nell’emisfero Boreale…

    1. Caro Fabio, grazie del commento. L’atmosfera come dici tu ha un certo grado di separazione a livello emisferico, difatti la concentrazione di CO2 nell’emisfero australe e’ lievemente inferiore rispetto a quella misurata nell’emisfero nord. Il motivo, come suggerisci anche tu, e’ proprio che la maggior parte della produzione di CO2 di origine antropica arriva dall’emisfero boreale. Mediamente per la CO2 il tempo di rimescolamento atmosferico tra i due emisferi e’ di un anno, questo spiega la sottile differenza osservata tra i due emisferi (che e’ comunque di pochi ppm). In pratica l’emisfero sud e’ in leggero ritardo rispetto a quello settentrionale, ma il segnale arriva. Ci mette solo un pochino di piu’. Se devo essere sincero non ho capito il punto del tuo intervento.

      Se hai voglia di approfondire ti consiglio questo studio che mostra la variabilita’ emisferica della CO2 in atmosfera: https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/2016GL070885

      1. il punto è che viceversa l'”inquinamento” atmosferico è decisamente più alto nell’emisfero Boreale.Morale la CO2 spacciata come il male attuale,e di origine antropica,per me è un falso allarme!Il vero allarme è l’inquinamento,laddove ci fosse questo annuale rimescolamento,sarebbe quasi uguale fra i due emisferi,come per la CO2.

      2. Bisogna stare attenti a non fare confusione. Alcune sostanze sono inquinanti, pensiamo per esempio ai solfati, i composti organici volatili, il particolato fine. Questi sono inquinanti e la loro presenza in atmosfera puo’ produrre degli effetti negativi sia sugli ecosistemi che sulla salute umana. discroso diverso per la CO2, che non possiamo definire inquinante, perlomeno non nel senso classico del termine. La CO2 non produce infatti effetti negativi sulla salute, perlomeno alle concentrazioni tipiche dei contesti atmosferici ambientali. Possiamo definire la CO2 un inquinante climatico dal momento che la sua crescente presenza in atmosfera sta modificando il bilancio radiativo terrestre e provocando il cambiamento climatico.
        Il fatto che la CO2 sia relativamente ben mescolato nell’atmosfera dell’intero pianeta (sebbene con le piccole differenze che citavo nel commento precedente) mentre gli inquinanti “classici” siano presenti soprattutto nelle zone industrializzate non deve sorprendere. La maggior parte degli inquinanti classici (per fortuna) ha tempi di residenza in atmosfera abbastanza brevi, spiegando perche’ spostandosi lontano dalle fonti di emissione le concentrazioni rilevate calano significativamente. Al contrario la CO2 una volta immessa in atmosfera li’ rimane per almeno 5-10 anni, permettendole di diffondersi in tutto il pianeta. Mi sembra che nel tuo commento confondi inquinamento e effetto sul clima, sono due cose diverse! Nell’articolo parlo solo del secondo punto

      3. Mi piacerebbe capire se a fronte della pesante deforestazione keeling abbia registrato diminuzione della ampiezza delle fluttuazioni stagionali… diversamente ci sono una quantità di cose che non quadrano

  2. Non può essere che la CO2 è solubile nell’acqua e quindi cade con la pioggia e poi risale con l’evaporazione, ma nel frattempo si è spostata per via delle correnti marine?
    Grazie.

    1. La CO2 e’ solubile in acqua e questo e’ fondamentale perche’ se cosi’ non fosse la concentrazione in atmosfera sarebbe molto piu’ alta di quella che effettivamente e’. La solubilita’ e’ funzione della temperatura (legge di Henry). Gli oceani ci stanno dando un’enorme mano assorbendo parte sostanziale della CO2 che emettiamo. Ovviamente ci sono scambi tra oceano ed atmosfera, ma a mediarli e’ appunto la legge di henry e l’attivita’ fotosintetica delle alghe. Spero di aver risposto!

  3. Bell’articolo e interessante l’unica domanda che vorrei porre è come si può correlare la misurazione di CO2 del sito delle Hawaii con quello dei carotaggi dell’Antartide.
    Chi lo dice, anche se lì le ppm erano 300, che non potevano comunque essere più alti al centro del Pacifico anche nelle ere passate?

    1. Il motivo è che la CO2 considerando tempi di qualche decennio/secolo è in realtà un gas molto ben rimescolato nell’atmosfera. Le differenze che possiamo osservare tra le misurazioni in punti diversi (ma comunque remoti e poco influenzati da sorgenti dirette) sono di pochi ppm. Sicuramente se oggi misurassimo la CO2 sul plateau antartico e alle Hawaii nello stesso momento otterremmo valori lievemente diversi, ma diversi di pochi ppm. Le oscillazioni mostrate dalle carote di ghiaccio sono invece di oltre 100 ppm, uno scarto non spiegabili tenendo conto soltanto della variabilità geografica. Spero di averti risposto!

  4. ottimo articolo, molto chiaro.
    Quindi, vorrei fare alcune domande: la concentrazione di CO2 varia con la quota o è costante per tutto lo spessore della troposfera? E negli strati superiori come è l’andamento ?Cioè, in una ipotetica colonna di aria ferma, (senza vento, senza turbolenze) la concentrazione è costante intorno a 4-5 molecole di CO2 per ogni 10000 molecole di aria, quale misurata dall’osservatorio hawaiano, oppure cambia ? Capisco che l’atmosfera, in pratica, sia sempre animata da moti convettivi, ma almeno la teoria cosa dice ? E per gli altri gas serra con la molecola non simmetrica (vapore d’acqua, metano, etc) qual’è l’andamento ?

    1. Ci sono troppi fattori confondenti per attribuire solo alla combustione dei combustibili fossili il lieve rialzo della temperatura media terrestre.
      Mi vengono in mente la riduzione delle foreste con minor consumo di CO2, la CO2 emessa dai fenomeni vulcanici, anche la popolazione umana è aumentata di parecchio e parallelamente gli allevamenti di bestiame per nutrirla, anche il sole non emette sempre lo stesso calore negli anni, è stato misurato? Zichichi dice che manca la matematica per calcolare di quanto è responsabile la combustione dei fossili sul riscaldamento globale, infatti nessuno dà questo semplice numero, ma tutti mostrano diagrammi non necessariamente correlati anche se hanno un trend simile.

      1. Alessandro nessun modello climatico riesce a riprodurre il trend di riscaldamento attuale senza considerare l’effetto della CO2 prodotta dalla combustione dei fossili. I numeri ci sono eccome, se non vuoi andare a spulciarti la letteratura scientifica originale almeno leggi i report IPCC. Riporto un breve passaggio preso dal Sixth Report Assessment: “The likely range of human-induced warming in global-mean surface air temperature (GSAT) in 2010–2019 relative to1850–1900 is 0.8°C–1.3°C, encompassing the observed warming of 0.9°C–1.2°C, while the change attributable to natural forcings is only −0.1°C to +0.1°C.”

    2. Sicuramente quando si confrontano dati provenienti da quote diverse e’ necessario fare delle correzioni perche’ la CO2 diminuisce all’aumentare della quota. Per i sensori moderni si applica una correzione pari al 3% ogni 300 metri di quota. Sulla piccola scala temporale il profilo e’ poi variabile, per questo e’ necessario fare affidamento su dati mediati acquisiti in continuo da osservatori dedicati come quello delle Hawaii. Non conosco l’andamento del metano, ma vista la sua piu’ elevata reattivita’ potrebbe comportarsi in modo diverso e piu’ eterogeneo. Spero di averti risposto

  5. Grazie per il suo lavoro. La seguo da anni e il suo monito discreto ma costante è una fonte di ispirazione sulle scelte quotidiane.
    Cordiali saluti.

    1. Grazie mille per l’apprezzamento, mi fa molto piacere. Purtroppo non riesco a dedicare a questo progetto il tempo che vorrei, ma nei prossimi mesi cerchero’ di tornare e pubblicare un poco piu’ regolarmente. Grazie ancora!

  6. Questo è il vizio dei dogmatici del riscaldamento globale su base totalmente antropica: non tengono conto dell’ andamento di altri grafici. Resta infatti sempre da spiegare come mai nel periodo compreso fra il 1940 e il 1970 la temperatura media globale sia rimasta costante se non leggermente diminuita a fronte dell’ aumento lineare della concentrazione di CO2 in atmosfera. E questo è un dato non contestabile.

    1. La risposta esiste ed esistono anche lavori pubblicati che ne parlano. Per farla breve, il breve periodo fresco avvenuto tra anni 60 e 80 (tanto per dire sulle Alpi molti ghiacciai sono avanzati in quegli anni) e’ da ricercarsi nel massiccio impiego di carbone e nella generale opacizzazione dell’atmosfera. Se sei interessato basta che ti documenti sul “global dimming”, saluti.

      1. Quindi si è trattato dell’opacizzazione dell’atmosfera dovuta al consumo di carbone. Ma come? Ci avete martellato ogni giorno con il riscaldamento prodotto dalla combustione dei fossili e adesso viene fuori che causa opacizzazione dell ‘atmosfera e abbassamento delle temperature? incedibile risposta: quando non si riesce a spiegare un fenomeno ci si arrampica sugli specchi. E’ evidente che questa vostra narrazione non sta in piedi perchè subentrano tanti altri fattori che voi tralasciate. Faccio presente che il consumo di carbone è in continuo aumento per la nuova apertura di centrali a carbone in Cina e un pò ovunque persino nella vicina Germania per cui se le cose stanno così ci attendiamo un altro periodo fresco perchè maggiore sarà l’opacizzazione dell’atmosfera! Voi dogmatici del riscaldamento globale non fate scienza ma solo propaganda.

      2. Fai molta confusione Roberto. L’effetto serra dovuto all’anidride carbonica e’ una cosa, l’effetto raffreddante dovuto ai solfati emessi in atmosfera e’ un’altra cosa. Si da il caso che nei decenni scorsi la combustione del carbone avvenisse praticamente senza filtri, tutto finiva in atmosfera, compresa una bella quantita’ di solfati. Questi solfati fanno due cose in atmosfera: producono acido solforico e riflettono la radiazione solare. Il problema delle piogge acide e’ stato essenzialmente provocato da questo fenomeno. Fortunatamente le restrizioni e le tecnologie hanno permesso di migliorare questo aspetto della combustione del carbone e oggi l’emissione di solfati in atmosfera e’ ridotta enormemente grazie all’uso di filtri. Cosi’ il problema delle piogge acide e’ stato risolto, ma allo stesso tempo e’ venuto meno l’effetto debolmente raffreddante che i solfati avevano e che riusciva in piccola parte a limitare l’aumento di temperatura legato ai gas serra (invece in costante crescita in atmosfera). Questo non e’ affatto arrampicarsi sugli specchi, tutto quello che ho detto e’ ampiamente documentato nella letteratura scientifica. Davvero non capisco queste sparate prive di qualsiasi fondamento. Se ha un’ipotesi alternativa, la invito a produrre un articolo scientifico per smentire quanto dice la scienza e a sottoporlo a una rivista internazionale di settore. Cordialmente

  7. Complimenti per la pazienza che ha nel dare delle risposte che con un po’ di buona volontà chiunque può trovare su internet. La paura dei cambiamenti climatici porta spesso a negarne l’evidenza oppure a dire che non possiamo fare niente per cambiare le cose. Ringrazio persone come lei che con serietà e pacatezza riescono a fare chiarezza su un argomento tanto divisivo quanto importante per il nostro futuro.

  8. Chiedo: se meta’ della CO2 virne assorbita dagli oceani e meta’ viene emessa in atmosfera, quale sarbbe il contributo della fotosintesi terrestre? E l’oscillazione del 5% dovuto alle stagioni boreali( maggior fotosintesi in estate, minore in inverno)? Inoltre quanto contribuisce al conteggio complessivo, la captazione delle rocce sedimentarie? Grazie

  9. L’articolo è molto interessante, ma non vedo la figura che dovrebbe rappresentare l’andamento della CO2 negli oceani. Proprio in merito alla questione di questa quantità di CO2 disciolta negli oceani, quali lavori hanno messo in correlazione la quantità di CO2 disciolta con la temperatura degli oceani stessi, che nell’ultimo secolo è mediamente aumentata di almeno 1 °C. Tenendo conto, infatti, della funzione di solubilità della CO2 in acqua che, mi pare, comporti una diminuzione del 3,3% ad ogni aumento di 1°C della temnperatura, qualcuno ha calcolato quanta CO2 in meno (in Milioni di Tonnellate) è presente nei mari ed in più (in ppm) nell’Atmosfera nell’ultimo secolo ?

  10. Ci vuole pazienza contro l’ignoranza, sempre che questa non nasconda la malafede. Riconoscere le nostre e riguardo al cambiamento climatico comporta sacrifici e modifiche radicali (epocali!) dei nostri stili di vita. Meglio mettere la testa sotto la sabbia e negare tutto. I negazionisti hanno questo in comune: ignoranza, egoismo e non rispetto di regole e responsabilità civili.
    Mi occupo di ambiente e difesa della foresta amazzonica da oltre quarant’anni: abbiamo avuto decine di assassinati dagli squadroni della morte mandati dai latifondisti e petrolieri, poi ci troviamo presidenti come Bolsonaro e Mikai, irresponsabili negazionisti di ogni cosa. Ci vuole pazienza. E anche indignazione.

  11. Scusate, è saltata la parola responsabilità nelle prime righe, e il presidente argentino è Milei. Bel tipo, bandisce la motosega come quel personaggio di un film orror. Si capisce cosa farebbe dell’Amazzonia.

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