La giornata della Terra secondo me

ghiacciaio travignolo - Pale di San Martino - Cambiamento Climatico - Giornata della Terra
Un particolare del ghiacciaio del Travignòlo, nelle Pale di San Martino, ritratto nel 1921 (Bruno Castiglioni), 1991 (Marco Cesco-Cancian), 2018 (Giovanni Baccolo).

Oggi è la giornata della Terra e leggo tante notizie che riprendono quello che è definito “il più grande problema del nostro pianeta“: il cambiamento climatico.

Non sono d’accordo con questa visione secondo me è un poco naif. La Terra non ha nessun problema con il cambiamento climatico e lo stesso vale per la vita in senso lato. Il nostro pianeta ha miliardi di anni alle spalle e in questo tempo incommensurabile ha vissuto tanti periodi di crisi. Estinzioni epocali, impatti con meteoriti, cambiamenti climatici ancor più clamorosi rispetto a quello attuale. A questo riguardo suggerisco di cercare informazioni sul Massimo Termico del Paleocene/Eocene di 55 milioni di anni fa.

Non voglio in alcun modo sminuire il ruolo dell’uomo nei cambiamenti climatici attuali. Ci sono infinite evidenze che identificano il ruolo antropico nell’attuale cambiamento climatico. Abbiamo modificato la composizione dell’atmosfera, alterando il bilancio radiativo del pianeta. A causa dei gas clima-alteranti essa trattiene una maggior quantità di energia e questa va ridistribuita. L’aumento della temperatura è il solo modo che il pianeta ha di riequilibrare questo surplus energetico. Queste sono cose stra-note e chi dice il contrario o è in cattiva fede oppure è un ignorante.

La visione dominante che vede il pianeta come la vittima illustre di questo cambiamento è limitata e limitante. La Terra se la caverà come sempre se la è cavata. Essa ha nel curriculum il superamento di eventi ben più catastrofici di quanto accade oggi. Sorrido pensando che fra qualche decina di milioni di anni la testimonianza geologica di questo periodo potrebbe benissimo limitarsi a uno straterello scuro ricco di sostanza organica immerso in sedimenti chiari. Chissà gli scienziati alieni che visiteranno la Terra in un lontano futuro quanto si divertiranno a decifrare quel segnale!

La vittima per eccellenza del cambiamento climatico siamo noi, gli esseri umani. Il problema è nostro e soltanto nostro, delle nostre società, delle nostre economie e delle nostre famiglie. Chiedete a chi deve abbandonare l’atollo dove ha vissuto tutta la vita perché è ormai quasi sommerso oppure ai veneziani tra una cinquantina d’anni. Ci dispiace osservare che la natura e gli ecosistemi si stiano degradando, ma in fin dei conti questo è un ennesimo riflesso del nostro antropocentrismo.

Scommetto che sotto sotto la maggior parte di noi è triste confrontandosi con un ghiacciaio che scompare perché non potrà più ammirarlo o percorrerlo, non perché la natura stia perdendo un elemento fondamentale. E lo stesso vale per una forma di vita che si estingue. Non che questo sentire sia sbagliato, ma esso deve essere il primo passo che ci porti a una consapevolezza profonda del rapporto che abbiamo con il pianeta. Non deve inchiodarci alla malinconia di chi osserva qualcosa che scompare.

Homo sapiens si è evoluto grazie al clima del Quaternario. Con il nostro daffare abbiamo scardinato il sistema climatico per portarlo verso nuovi equilibri che con il Quaternario non hanno più molto a che fare. Se continuiamo su questa strada faremo la fine del famoso pesce fuor d’acqua perché la Terra sarà irriconoscibile rispetto al meraviglioso pianeta che chiamiamo casa. Per il pianeta in sé non cambierà però granché. Continuerà il suo cammino e la storia degli uomini che hanno stravolto tutto alla fine sarà come una piccola sbandata durante una maratona: rimediabile, anzi quasi trascurabile.

Impegniamoci per il pianeta, per la Terra. Lo dobbiamo fare non soltanto perché amiamo la vita in tutte le sue manifestazioni e gli ambienti naturali, ma anche perché lasciare un pianeta vivibile e godibile a chi verrà è un imperativo morale cui non possiamo sottrarci. La Terra è il nostro pianeta, ma può fare tranquillamente a meno di noi e delle nostre infinite esigenze. Noi possiamo farne a meno? La Terra a noi non chiede niente, ci sopporta con distaccata indifferenza.

Spostare l’attenzione dalla Terra agli uomini potrebbe sembrare sbagliato e riduttivo, ma a mio modo di vedere non è così. Solo la consapevolezza che non possiamo prosperare senza costruire un rapporto equilibrato e sostenibile con gli ambienti da cui traiamo sostentamento, ci aiuterà a trovare una via per il domani. Il problema è in primis culturale. Finché non capiamo che produrre meno rifiuti, bruciare meno idrocarburi e possedere meno cose non aiuta solo il pianeta, ma anche noi e soprattutto i nostri figli, non ne usciremo. Dobbiamo sforzarci di conoscere e ascoltare. La Terra ci avverte eppure noi siamo sordi e festeggiamo la bellezza dei fiori e dei paesaggi sulla nave che sprofonda in un abisso poco ospitale.

nella fotografia il ghiacciaio del Travignolo, nelle Pale di San Martino, in una foto del 1921 di Bruno Castiglioni, una del 1991 di Marco Cesco-Cancian e una del 2018 del sottoscritto

22 Aprile 2021

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