Grignetta orientale: Rive di Corda e Cresta dei Fiori-Curonnecc

La Grignetta che non ti aspetti

Grignetta - Versante Orientale - Traversata - Cresta dei Fiori - Curonnecc

C’è una fetta di Grignetta che -celata tra gli spalti della Cresta Sinigaglia e il raccordo con il Grignone, dove passa la Traversata Alta- non conoscevo. Sulla Grigna meridionale sono stato decine di volte, percorrendone la maggior parte dei sentieri, mai da quella parte però. E non parliamo di una porzione secondaria, visto che il versante orientale della montagna, ampio e orograficamente articolato, occupa quasi un quarto dell’intero massiccio.

Tutti conosciamo la Grigna Meridionale per le ardite torri calcaree, meta frequentata da decine e decine di alpinisti nella bella stagione. Ecco, la parte orientale del monte ha poco a che fare con tali forme del rilievo. Superata la Cresta Sinigaglia verso oriente, i torrioni spariscono per lasciare spazio a un versante morfologicamente più semplice, ma non per questo di più facile percorrenza. I pendii si fanno uniformi, seppur mantenendosi ripidi. Qua e là compaiono profondi imbuti torrentizi a movimentare il rilievo, ma al di fuori di questi, le pendenze sono costanti e solo nella parte superiore dell’edificio affiora la roccia viva.

Per spiegare questa differenza rispetto ai versanti più celebri della Grignetta, basta osservare la giacitura degli strati rocciosi che costituiscono la montagna. Qui immergono verso nordest, nella stessa direzione del pendio. Si parla quindi del famoso pendio a franapoggio, strutturalmente instabile e prono all’erosione. Ecco perché qui non compaiono guglie e pareti verticali. Quelle nascono dove il dialogo tra la stratigrafia e i versanti si fa complicato. I secondi lavorano in un senso, la prima in quello opposto. Al contrario, dove la pendenza trova accordo con la geometria degli strati, l’erosione può lavorare indisturbata, spazzando tutto verso valle e livellando le superfici.

Lasciando correre lo sguardo per le lastre che compongono il versante orientale della Grignetta, non è difficile cogliere tutto questo. Qua e là l’azione delle acque ha lavorato più che altrove, aprendo profonde incisioni che regrediscono verso le testate. L’elemento geografico che domina questa parte della montagna rimane però una bella cresta, ben definita e strutturata: la cresta dei Fiori o del Curonnecc, come veniva chiamata nelle vecchie carte. La cresta domina due grandi vuoti, aperti ognuno dal solco di un corso d’acqua. Impluvi nati da un’imperfezione che nei milioni di anni ha mangiato i fianchi di un’intera montagna.

Basta aspettare, la geologia funziona così, in un milione di anni anche le cose più insignificanti diventano importanti. La più spettacolare di queste strutture sembra una cicatrice aperta nella roccia: il Gerone. Un impressionante lastra di detriti in perenne movimento. Non si respira un’aria tranquilla sostando alla sua base, e, come avrei scoperto, men che meno attraversandola nel mezzo della pendenza.

Tentativo alla Cresta dei Fiori

Obbiettivo della perlustrazione era proprio la cresta, che avrei voluto percorrere integralmente fino a raggiungere la vetta della Grigna Meridionale. Sapevo infatti che una traccia la segue fino ad innestarsi con la Cresta Sinigaglia in prossimità della cima. Sentiero poco frequentato ovviamente, ma vista la posizione defilata e i forti gradienti non poteva non essere una bella traversata in splendidi luoghi.

E così ho provato a percorrerla questa cresta, giusto qualche ora prima che arrivasse la perturbazione. Non ce l’ho fatta, lo dico subito. Questo non è il racconto di un’uscita andata liscia, tutt’altro. Mi dispiace un po’, lo ammetto, ma in realtà nemmeno troppo e anzi, a dire il vero è quando le cose non vanno come avevo immaginato che mi diverto di più.

Dai Piani Resinelli mi sono incamminato per la strada che conduce alla Traversata Bassa. Il percorso, tenendosi sempre in piano, attraversa prima le Scalette, dove compaiono un po’ spaesate tante case di villeggiatura un poco malandate, poi l’impressionante solco del Canalone Porta e infine gli splendidi Prati delle Fontane, con la bella vista sul Torrione Fiorelli. Anche lo sguardo verso valle regala belle vedute, con le cascine Campei che paiono il relitto di un tempo che non c’è più.

Grignone - Grignetta - Traversata Bassa
Il Grignone osservato dai Prati delle Fontane.

Arrivato all’Alpe Muscera è comparsa sua maestà il Grignone, tutto bello ricamato di neve, e ho lasciato la strada per seguire il noto sentiero. Su e giù per dolci pendii coperti dai faggi. Il sottobosco era costellato di bucaneve che trovavano la loro strada tra le foglie secche. Sono rimasto sul sentiero, incurante di una traccia che si staccava verso nord nei pressi di una vecchia cascina (detta dei Chignoeu, che non centrano nulla con i Chignoli del rifugio Elisa). Camminavo svelto, volevo arrivare sulla cresta e godermela fino in cima.

Bucaneve
Bucaneve, Galanthus nivalis.

Quando però sono giunto alla base del Gerone, la terribile cicatrice geologica di cui parlavo prima, ho capito di aver mancato l’attacco del sentiero delle Rive di Corda. Questo il nome della traccia che collega la Traversata Bassa alla Cresta dei Fiori. Non so perché ma nonostante avessi realizzato di non essere dove avrei voluto, non sono tornato indietro. Ho pensato che in qualche modo avrei fatto. E così a un certo punto, immerso nella faggeta spoglia, mi sono voltato e ho iniziato a salire fuori traccia, seguendo la linea di massima pendenza. La Cresta dei Fiori si stagliava là in alto, difficile mancarla. Prima o poi avrei incontrato il sentiero.

Grignetta - Gerone - Rive di Corda - Cresta dei Fiori
Gli sfasciumi del Gerone, osservati dal sentiero della Traversata Bassa. In rosso dove passa il sentiero delle Rive di Corda. La parte tratteggiata del sentiero non esiste più.

I faggi dopo poco mi hanno abbandonato per lasciare spazio a pascoli sempre più ripidi, le Rive di Corda per l’appunto, e poi sono arrivati i veri compagni della giornata: i mughi. Prima solo pochi, poi sempre più fitti. Impossibile non attraversarli se volevo procedere. Quando proprio non capivo come fare per trovare una breccia in quelle muraglie vegetali, ho rivolto lo sguardo a terra, per cercare le tracce di passaggio dei camosci. Sapevo di trovarmi nel loro regno viste le migliaia di palline disseminate tra i fili d’erba. Seguendo le loro tracce ero certo di trovare un pertugio anche attraverso i mughi più fitti. In un paio di occasioni ho strisciato per terra, sotto ai rami, e osservando il terreno da vicino ho trovato la peluria dei selvatici incastrata tra le radici.

Mi son sentito camoscio anche io, con il ventre che toccava l’erba secca. Mi pare di aver fischiato forte, come fanno loro quando ti vedono. Non ne sono però sicuro.

Fallimento alla Cresta dei Fiori

Salivo, salivo e intanto mi chiedevo come avrei fatto a scendere se non avessi trovato il sentiero e avessi dovuto tornare indietro. La salita è sempre più facile della discesa. Mi sono messo tranquillo stabilendo che in caso di dietrofront avrei messo i ramponi, cercando di stare in mezzo ai mughi il più possibile. Ripido, faticoso, ma anche protetto. Di certo in mezzo al mugheto non rotoli come un sasso. Chissà se è vero.

Cresta dei Fiori - Camosci - Grignetta

Quando stavo per desistere, finalmente mi sono trovato tra le mani un legno secco di mugo tagliato con un seghetto. Vuoi vedere che poco sopra si nascondeva la traccia? Infatti. Avevo incrociato la traccia per davvero, quasi mezzo chilometro più in alto della traversata bassa. Ormai era comparsa la neve e tanti camosci mi osservavano straniti. Però ero stanchino, anzi diciamo la verità, ero stremato. Da lì, non lontano dall’Alpe Campione, la Cresta del Curonnecc si mostrava in tutto il suo splendore, arrampicandosi decisa fino alla vetta della Grignetta. Pareva un gigantesco gobbone che si perdeva nella foschia azzurrina.

Cresta dei Fiori - Grignetta - Camosci

Ho pensato seriamente se proseguire o meno, anche perché la discesa da uno dei soliti itinerari sarebbe stata veloce e sicura. Alla fine ho deciso di fermarmi, anche perché il posto era bello e avevo una discreta fame. Ho trovato un buon punto sulla cresta per osservare bene le decine di camosci intorno e poi son tornato a valle, questa volta seguendo la famosa traccia delle Rive di Corda. Mi impensieriva soltanto quel Gerone, che, come un fardello, mi ha dato da pensare tutto il tempo. Dall’alto vedevo infatti chiaramente che il sentiero lo attraversava proprio nel mezzo, dove l’erosione era massima. Piccoli residui di neve mi aiutavano a intuire il percorso, non sembrava dei migliori. Un ultimo sguardo alla Cresta dei Fiori e poi giù a capofitto, ancora una volta in mezzo ai mughi.

Cresta dei Fiori - Grignetta - Camosci
Cresta dei Fiori - Grignetta - Camosci

Dopo una velocissima discesa i nodi sono arrivati al pettine. Mi trovavo in fronte al temibile e instabile ghiaione. Sinistri rumori di ciottoli che rotolano verso il basso avevano cominciato a destare la mia preoccupazione già da diversi minuti. Quando però sono arrivato al punto in cui il sentiero si perdeva tra quel pendio pericolante, mi sono chiesto perché diavolo avessi deciso di scendere da questo percorso.

A tu per tu con il Gerone

L’attraversamento del Gerone consta in due parti. La prima, dove in continuazione cadono detriti per fortuna di piccole dimensioni, avrebbe anche una catena come aiuto. Peccato che l’erosione ha sconvolto tutto e il cavo metallico ha creato dei garbugli orripilanti con massi e rami incastrati. Vista la situazione non è poi nemmeno garantito che la catena regga troppo. Gli ancoraggi sono disseminati qua e là, sepolti tra i sedimenti da chissà quanto tempo e collegati da dubbi cavi d’acciaio, mezzi laschi, mezzi in tensione. In ogni caso, senza pensarci troppo, questa prima parte me la sono bevuta con passo decisamente svelto.

Sentiero Rive di Corda - Grignetta - Gerone - Cresta dei Fiori
L’incerta traccia che attraversa il pendio marcio del Gerone. La prima parte su sfasciumi è facilitata da una vecchia corda ormai malandata. L’attraversamento del secondo è completamente franato. Per uscire bisogna tagliare in verticale attraverso i mughi. Credo che il sentiero sia a tutti gli effetti abbandonato.

Quanto alla seconda parte, be’, in realtà questa seconda parte è una non-parte visto che è completamente franata. Al suo posto una corda fissa tranciata che penzola nel vuoto creato da una voragine di terra verticale. Credo in quel momento di aver esclamato qualcosa del tipo “che disdetta”. Tornare indietro? Mah. Perché non infilarsi ancora una volta nei mughi e salire verticale fino al bosco? Tanto ormai ci avevo fatto l’abitudine a questi arbusti elastici che pare si divertano a cacciarti indietro. Sporco come uno spazzacamino sono emerso dal labirinto vegetale. E il Gerone ce lo eravamo tolti di mezzo.

Da qui il sentiero si è fatto decisamente più semplice e pianeggiante. Stando attento a qualche altro smottamento, certamente nemmeno paragonabile a quello appena attraversato, sono tornato a quella cascina Chignoeu da cui tutto era iniziato.

Sentiero Rive di Corda - Grignetta

Fine

Bello questo versante orientale. Bella la Cresta dei Fiori e belli i mughi neri, le chiazze di neve bianca e la paglia gialla. Per i camosci non dico nulla, sono natura pura, disumana e irresistibile.

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