Iceberg A68: come è andata a finire?

22 Dicembre 2020

News e aggiornamenti dall’Oceano Atlantico Meridionale

A che punto siamo arrivati?

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A68d, l’ultimo “frammento” che si è staccato dall’iceberg principale; la sua lunghezza è di circa 25 km (foto satellitare Sentinel-2, elaborata da Pierre Markuse).

Nell’ultimo post abbiamo ripercorso la lunga e complessa storia dell’iceberg A68, che dopo un viaggio di migliaia di km ha deciso di puntare una delle più grandi isole della regione sub-polare antartica. Cosa è successo nel frattempo? Lo scontro è avvenuto o le correnti hanno deviato l’iceberg all’ultimo minuto?

Ultimi sviluppi

Nelle ultime settimane A68 ha continuato la sua inesorabile marcia di avvicinamento alla Georgia Meridionale. La distanza minima è stata raggiunta intorno al 15 di Dicembre, quando l’iceberg si trovava a soli 80 km dalle coste dell’isola e a 30 km dai bassi fondali che circondano l’isola.

Sempre negli stessi giorni, A68 ha mostrato segni sempre più evidenti di un indebolimento strutturale generale. Non passa giorno senza che la massa di ghiaccio non si frammenti, creando “piccoli” iceberg di decine, se non centinaia, di km quadrati. Inoltre sono state osservate ampie fessurazioni che attraversano la superficie dell’iceberg principale, a ulteriore conferma che lo stazionamento in acque relativamente calde lo sta danneggiando sempre più vistosamente.

Il più grande iceberg della Terra? NO

Una conseguenza importante della perdita di massa e superficie indotta dall’intensa fusione che sta interessando l’iceberg, è che A68 non è più l’iceberg più grande attualmente presente sul pianeta. La sua superficie si è ormai ridotta a meno di 4000 km quadrati ed è in forte diminuzione. Il primato passa quindi a A23a che attualmente staziona nel mare di Weddell. Anche la storia di questo iceberg è molto interessante. Esso è nato nel 1986 (è più vecchio di me!) da un distacco di ghiaccio presso la piattaforma di Filchner-Ronne. Da allora si è mosso di soli 200 km perché si presto incagliato nei bassi fondali del Mare di Weddell.

Come andrà a finire?

Dopo aver stazionato a un passo dall’isola per circa due settimane, l’iceberg ha ricominciato la sua lenta deriva nell’Oceano. Sembra che l’interrogativo “to be grounded or not to be grounded” sia finalmente risolto. La corrente Antartica lo ha nuovamente catturato e A68 si sta attualmente allontanando dalla Georgia Meridionale, proseguendo il suo viaggio verso Est. Sembra quindi che l’epilogo di questa storia sia scritto una volta per tutte: A68 continuerà il suo viaggio per i mari del pianeta, ma non potrà durare molto. La temperatura dell’acqua in cui si trova, sempre più calda, impedirà al bestione di rimanere integro ancora a lungo e presto A68 andrà in pezzi.

Arriverà a 4 anni di età? Molto probabilmente no. L’iceberg staziona ormai a una latitudine (54° S) dove le acque oceaniche hanno una temperatura relativamente alta, rendendo assai improbabile che A68 riesca a mantenersi intatto per diversi mesi. I segni di fratturazione sulla sua superficie sono sempre più vistosi e preannunciano un’imminente collasso dell’iceberg, come ben evidenziato dalla fotografia satellitare qui sotto. Insomma, l’epilogo di questa storia è vicino.

Una storia di natura, nient’altro

In Georgia Meridionale pinguini e foche sembrano salvi. Nelle rare giornate terse che capitano laggiù chissà se A68 è stato visibile dall’isola. Una gigantesca minaccia ghiacciata all’orizzonte che fortunatamente ha scelto di fare un semplice “inchino” alla grande isola, senza causare troppi danni. Ma sarà davvero fortuna? Voglio dire, questa è una storia di natura estrema e selvaggia che non dovrebbe indurci a esprimere giudizi tipicamente antropocentrici. Mi sarebbe sicuramente dispiaciuto se le colonie della Georgia Meridionale fossero state danneggiate da A68. Normale, perché come al solito siamo portati a leggere la natura attraverso i nostri schemi umani che riversano i nostri sentimenti sui processi naturali. Dobbiamo sempre ricordare che è un errore farlo, o meglio, non è corretto da un punto di vista scientifico e naturalistico.

La natura, soprattutto nei gelidi mari polari, è dura, selvaggia e crudele. La numerosità delle popolazioni laggiù viene regolata attraverso processi che definiremmo disumani. Eruzioni vulcaniche, iceberg giganteschi, anomalie nel ghiaccio marino. Nell’Oceano Meridionale i processi che governano le dinamiche di popolazioni non sono esattamente democratici e ogni volta che accade qualcosa di questo tipo significa che milioni di pinguini, foche, elefanti marini e altre deliziose bestioline, sono a rischio di sopravvivenza. Nei mari Antartici è sempre successo così e sempre succederà.

Certo nella storia di A68 c’è il nostro zampino, perché se la formazione di iceberg giganteschi in Antartide sta diventando sempre più frequente, è anche “merito” nostro e del cambiamento climatico con cui stiamo modificando il pianeta. Anche questo dovrebbe farci riflettere.

L’Oceano Meridionale è un luogo che per la stra-grande maggioranza di tutti noi rimarrà lontanissimo. Ogni tanto ne leggeremo qualche notizia confusa, proveniente da strani e sconosciuti enti, ma per il resto non ne sentiremo parlare (a torto) molto spesso. Sebbene remota, è bene ricordare che la regione antartica e sub-antartica è tra le più selvagge e incontaminate della Terra, dove trovano espressione molti processi fondamentali per il funzionamento del sistema climatico del nostro pianeta. Laggiù la natura si manifesta in modo brutale e primitivo, regalandoci storie grandiose, ma anche difficili da comprendere e confrontare con le nostre esperienze dirette.

La storia dell’iceberg A68 è una grandiosa e affascinante storia di natura, nient’altro.

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