Il crollo del ghiacciaio della Marmolada: qualche riflessione

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Per indole non sono solito commentare eventi catastrofici come il crollo del ghiacciaio della Marmolada. Faccio un’eccezione perché se è vero che è stata una disgrazia, è anche vero che il cambiamento climatico nell’estate 2022 si sta facendo sentire come forse non avremmo pensato possibile. Non ora perlomeno. Non con tale intensità e forse è bene che di questi temi si parli il più possibile.

Al ghiacciaio della Marmolada sono molto legato e ciò che è accaduto lassù mi ha scosso. Penso di continuo a chi, mosso dalle mie stesse passioni, attraversava il ghiacciaio quando è successo quello che è successo.

Questo periodo è eccezionale, sulla cima della Marmolada per tanti giorni la temperatura non è mai scesa sotto lo zero, nemmeno di notte. I giorni precedenti al crollo la temperatura ha addirittura superato 10° C a Punta Rocca, a più di 3000 metri. La neve a fine giugno era già quasi sparita dal ghiacciaio, rendendolo spoglio come a fine estate.

La dinamica del crollo è ancora incerta. Una grossa porzione della parte superiore del ghiacciaio si è staccata dal corpo principale, scivolando sul letto roccioso inclinato verso valle. Fino al giorno del crollo, dove ora si apre la nicchia di distacco c’erano evidenti crepacci. Probabilmente i crepacci hanno incanalato l’abbondante acqua di fusione nelle profondità del ghiacciaio. Ciò potrebbe aver aumentato il peso della massa in bilico sul versante e la pressione in profondità. La fusione intensa ha sollecitato la struttura del ghiacciaio, portando infine al suo cedimento improvviso.

Viste le condizioni del ghiacciaio della Marmolada, profondamente compromesso dal cambiamento climatico, è da escludere che sia stata la normale dinamica di trasporto glaciale a innescare il crollo. Purtroppo la colata di ghiaccio, roccia e acqua di fusione ha investito la via normale a Punta Penia durante un weekend estivo con conseguenze disastrose.

Nessuno riteneva che un ghiacciaio come quello della Marmolada, stremato da decenni di ritiro ininterrotto, avrebbe potuto provocare un evento del genere. Questo perché se da una parte sappiamo bene come un ghiacciaio si ritira, non sappiamo granché di come scompare. Nella maggior parte dei casi “finisce il ghiaccio”, non sempre però. La Marmolada ci mostra che la struttura può cedere all’improvviso, anche in luoghi che non avevano destato attenzione. Penso che ora sulle Alpi si guarderà in maniera diversa ai ghiacciai morenti, prestando più attenzione alla loro stabilità.

L’estate 2022 rischia di essere uno sfacelo glaciale sulle Alpi. Non a caso pochi giorni prima della catastrofe ho definito quest’estate la tempesta perfetta per i ghiacciai alpini. La combinazione di temperature alte e persistenti e la scarsità di neve hanno fatto sì che da settimane i ghiacciai siano nello stato che sarebbe tipico trovare a fine estate, da qui a due mesi. Il forte disequilibrio tra la struttura geometrica dei ghiacciai e la condizione climatica attuale sta portando al loro indebolimento. Esso è provocato da un eccesso di energia che non possono dissipare se non fondendo a ritmi sostenuti. A meno di un’improbabile sterzata, alla fine dell’estate sarà necessario aggiornare la scala di molti grafici che indicano i metri di ghiaccio persi su base annua.

E quindi? Cosa possiamo fare? Temo che per i ghiacciai poco o niente, almeno per quest’estate. Quest’anno siate però ancor più attenti nel valutare le loro condizioni, specie le parti che si trovano costantemente al di sotto della quota dello zero termico. Viste le condizioni, crolli e collassi improvvisi non sono da escludere anche in luoghi che sembrerebbero stabili e privi di rischi. I ghiacciai sono giganti agonizzanti, i loro ultimi sussulti sono difficili da prevedere, da ieri abbiamo cominciato a impararlo, purtroppo a prezzo altissimo.

Un pensiero per chi era sul ghiacciaio.

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