“Sottocorteccia”: nei boschi alpini al tempo del cambiamento climatico

Finendo l’ultima pagina di Sottocorteccia sono stato contento: Vaia, bostrico, cambiamento climatico, storia della gestione forestale. Man mano che terminavo i capitoli del libro, mi trovavo tra le mani una tessera. All’inizio non lo avevo subito capito. Leggevo e mi piaceva quello che leggevo, il che è già un bel risultato, c’era però qualcos’altro. Gli autori, Pietro Lacasella e Luigi Torreggiani, sono riusciti a creare qualcosa che intrattiene trasmettendo una storia importante.  Quando alla fine della lettura di Sottocorteccia ho avute tutte le tessere a disposizione, un puzzle si è composto da sé (o meglio, grazie agli autori), mostrando un quadro chiaro e completo.

L’avanzata del piccolo insetto, il bostrico (Ips typographus), che sta consumando le peccete (i boschi di abete rosso,  Picea abies) delle Alpi orientali già segnate dalla tempesta Vaia del 2018, non è una mera curiosità ecologica. La storia che si nasconde dietro a questo minuscolo abitante delle foreste alpine è ricca e complessa. Trae la sua origine da lontano e ancor più lontano porteranno le sue conseguenze future. Sottocorteccia è il libro che racconta tutto questo. 

Dall’osservazione delle tante macchie di abeti secchi che fanno capolino tra Veneto e Trentino, Lacasella e Torreggiani vanno in profondità e riportano alla luce una catena di vicende che per secoli è maturata senza dare nell’occhio. Lunga è la storia delle peccete martoriate prima da Vaia e ora dal bostrico, e la mano dell’uomo gioca un ruolo importante, fondamentale.

Tutto inizia centinaia di anni fa, quando vennero impostati i primi grandi interventi di gestione forestale sulle Alpi. La scelta di puntare tutto sull’abete rosso per secoli si rivelò vincente, ma non poteva durare. Il cambiamento climatico e la debolezza ecologica di una monocoltura così spinta hanno infine fatto breccia in queste foreste, causando danni profondi. Alle centinaia di migliaia di alberi schiantati dalla tempesta Vaia, fanno ora seguito uguali moltitudini di piante seccate dal proliferare del bostrico, insetto reso quanto mai vivace dalle nuove condizioni climatiche alpine.

gallerie bostrico
Le complesse gallerie scavate dal bostrico nel legno. I solchi non sono casuali, come ben spiegato nel libro.

Ecologia, scienze forestali, cambiamento climatico, ecologia. I temi trattati da Sottocorteccia non sono semplici, eppure la lettura è  un viaggio senza intoppi. Gli autori dosano con precisione la divulgazione e il racconto del loro personale rapporto con questa storia. Compiono un viaggio in prima persona tra le foreste colpite da Vaia e dal bostrico e lo trasformano in un racconto adatto anche a chi non mastica le tante discipline coinvolte in questa vicenda.

Un merito di Sottocorteccia è spiegare il proliferare incontrollato del bostrico con chiarezza. Chi leggerà il libro di Lacasella e Torreggiani non osserverà più le macchie marroni del bosco morto con gli stessi occhi di prima. In quel legno secco intuirà quanto sia complesso gestire le foreste di montagna, cercando di tutelare al meglio gli aspetti ambientali e naturalistici e i servizi ecosistemici che da sempre i boschi ci forniscono.

 

Gli effetti del bostrico sulle foreste di abete rosso. Quelle macchie brune sono le piante uccise dal coleottero. Fototografia di forestefauna.provincia.tn

Oltre ad essere scritto bene e a raccontare temi interessanti, Sottocorteccia ha un seconde pregio. Per trovarlo devo spendere qualche parola sul metodo con cui è stato scritto. Spiegare cosa il bostrico sta facendo ai boschi alpini e per quali motivi, non è una passeggiata. Il fenomeno è indubbiamente complesso e causato da una molteplicità di fattori. Per riuscire a trasmettere al lettore non esperto tale complessità, gli autori hanno dovuto immergersi nei boschi, studiare, parlare con tante persone. In altre parole, hanno dovuto prendersi del tempo. Potrà sembrare scontato, ma se pensiamo alla nostra quotidianità, sappiamo bene che il tempo è diventato una risorsa scarsissima, di difficile gestione. 

Osservare un fenomeno e interrogarsi sul suo significato, prendendosi tutto il tempo che serve per attraversare i numerosi strati di complessità che sempre sostengono i processi naturali. Questo hanno fatto Lacasella e Torreggiani. Un simile approccio dovrebbe essere seguito in modo automatico quando ci si confronta con i sistemi naturali e le loro problematiche. Solo così è possibile imparare, capire e immaginare soluzioni.

Eppure lo facciamo sempre meno. Siamo continuamente conquistati da vie semplici e dirette. Le scorciatoie magari ci permettono ugualmente di raggiungere una meta, ma senza cogliere l’interezza, e soprattutto la complessità, una parola molto usata nel libro, del percorso. Arriviamo alla meta, ma senza arricchirci.

Se non seguiamo più i percorsi tortuosi che, con fatica, ogni cosa possono disvelare, è perché costano tempo e fatica. Forse però la mancanza di tempo è solo un alibi che ci è facile tenere a portata di mano e sfoderare come scusa pronta. A furia di vivere di corsa, si diventa assuefatti all’urgenza, al risparmio di tempo, e perdiamo un sacco di cose.

Sottocorteccia, nel suo piccolo, ci ricorda che è sempre possibile imboccare l’altra strada, quella della lentezza e dell’approfondimento.

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